Dieta Mediterranea e disturbi cognitivi: quali benefici?

La demenza rappresenta una sfida sanitaria, sociale ed economica mondiale. Nel 2015 circa 47 milioni di persone erano affette da demenza, numero destinato a raddoppiare ogni venti anni raggiungendo circa 75 milioni nel 2030 e circa 133 milioni nel 2050 (1). Attualmente non esistono cure per la demenza ed è per questo motivo che diventa cruciale identificarne i fattori di rischio: comprenderli è il primo passo per poter adottare strategie di prevenzione. Circa un terzo dei casi di Malattia di Alzheimer sono attribuibili a fattori di rischio potenzialmente modificabili quali la sedentarietà, il fumo, l’ipertensione, l’obesità e il diabete (2). Seguire una dieta sana è un fattore legato allo stile di vita modificabile, che sembra avere effetti benefici su diversi aspetti della salute. La Dieta Mediterranea, intesa come stile di vita e non solo come insieme di singoli nutrienti o gruppi di alimenti, ha dimostrato di avere effetti benefici su molteplici aspetti della salute delle persone, compreso il funzionamento cognitivo. Numerosi studi hanno, infatti, evidenziato come l’aderenza alla Dieta Mediterranea sia associata a migliori prestazioni cognitive, a un ridotto declino cognitivo, ad una riduzione del rischio di sviluppare il Disturbo Cognitivo Lieve, e la demenza, inclusa la Malattia di Alzheimer. I dati, però, risultano spesso discordanti, in parte per motivi di tipo metodologico.

Una recente systematic review ha analizzato i risultati di 45 studi (7 trial clinici randomizzati e 38 studi longitudinali) che hanno coinvolto per lo più persone anziane, per valutare gli effetti dell’aderenza alla Dieta Mediterranea sul declino cognitivo, sulla prestazione in test cognitivi, sullo sviluppo di Disturbo Cognitivo Lieve e la sua progressione a demenza, sullo sviluppo di demenza, di Malattia di Alzheimer e di demenza vascolare (3). Negli studi inclusi nella systematic review, l’aderenza alla Dieta Mediterranea è stata valutata con diversi indici, anche se quello più utilizzato è quello proposto dalla Trichopolou che valuta il consumo di alimenti considerati tipici della Dieta Mediterranea, attribuendo un punteggio maggiore alle persone che consumano questi alimenti o gruppo di alimenti (4).

Dalla systematic review è emerso che la Dieta Mediterranea ha un effetto protettivo sul declino cognitivo e sullo stato cognitivo globale, l’unico dominio cognitivo che in tutti gli studi analizzati risulta sempre beneficiare degli effetti della dieta. L’aderenza a lungo termine alla Dieta Mediterranea è risultata associata ad una percezione soggettiva di migliore funzione cognitiva, dato molto importante perché la percezione soggettiva di disturbo cognitivo è associata ad un maggior rischio di sviluppare demenza in persone con Disturbo Cognitivo Lieve. I dati riguardanti l’effetto della Dieta Mediterranea sullo sviluppo del Disturbo Cognitivo Lieve sono misti: se da una parte, infatti, gli studi longitudinali non hanno trovato effetti protettivi, dal PREDIMED, un importante trial clinico multicentrico svolto in Spagna, sono emersi dati molto incoraggianti. I partecipanti al PREDIMED, tutte persone ad alto rischio cardiovascolare, che seguivano un intervento basato sulla Dieta Mediterranea arricchita con olio extra-vergine di oliva, mostravano una minore incidenza di Disturbo Cognitivo Lieve rispetto al gruppo di controllo (invitato a seguire una dieta povera di grassi (5). Uno studio ha trovato, inoltre, un’associazione tra una maggiore aderenza alla Dieta Mediterranea e un minor rischio di progressione da Disturbo Cognitivo Lieve a demenza (6). La Dieta mediterranea sembra avere effetti positivi sulla riduzione del rischio di sviluppare la Malattia di Alzheimer con un effetto dose-risposta: è emersa, infatti, una riduzione superiore del rischio in chi aderiva maggiormente alla Dieta Mediterranea rispetto a chi aderiva moderatamente. Nessuno degli studi analizzati ha, invece, trovato effetti positivi dell’aderenza alla Dieta Mediterranea sulla riduzione del rischio di sviluppare demenza, ma da un punto di vista metodologico questo dato può essere attribuito all’età dei partecipanti a questi studi, troppo giovani per avere un rischio significativo di sviluppare la demenza.

Il ruolo protettivo della Dieta Mediterranea sul funzionamento cognitivo è legato a diversi meccanismi come l’impatto sui fattori di rischio cardiovascolare, la riduzione di diversi biomarcatori infiammatori coinvolti nella neurodegenerazione, e la regolazione della struttura e della funzione del microbiota intestinale, fortemente associato alla funzionalità cognitiva (asse intestino-cervello)

L’eterogeneità e la discordanza dei risultati emersi da alcuni studi inclusi nel lavoro possono in gran parte essere spiegati dalle difficoltà che caratterizzano gli studi di associazione tra nutrizione e stato di salute. Fattori di tipo metodologico, come la misurazione dell’aderenza alla Dieta Mediterranea con indici che differiscono per numero e tipi di alimenti considerati e la valutazione dell’introito alimentare tramite metodi qualitativi e questionari spesso auto-somministrati, possono essere alla base delle difficoltà di interpretazione dei risultati raccolti. Particolare attenzione va, inoltre, posta alle criticità legate alla valutazione cognitiva, come la mancanza di informazioni sullo stato cognitivo di partenza dei partecipanti, che non permette di analizzare i cambiamenti cognitivi nel tempo, e la grande eterogeneità nel numero e nel tipo di test utilizzati, che rende difficile, e talvolta impossibile, il confronto dei risultati ottenuti. 

In sintesi, comunque, la dieta è uno dei pochi fattori modificabili durante tutto l’arco della vita, e l’adesione alla Dieta Mediterranea è fortemente sostenuta per promuovere l’invecchiamento di successo, sia fisico che cognitivo, nella società odierna.

di Federica Limongi
ricercatrice presso l’Istituto di Neuroscienze, Consiglio Nazionale delle Ricerche

 

Bibliografia

  1. Prince M,Wimo A,Guerchet M,etal.WorldAlzheimerReport2015.TheGlobal Impact of Dementia. An Analysis of Prevalence, Incidence, Cost and Trends. London: Alzheimer’s Disease International; 2015.
  2. Norton S, Matthews FE, Barnes DE, et al. Potential for primary prevention of Alzheimer’s disease: An analysis of population-based data. Lancet Neurol 2014; 13:788e794.
  3. Limongi F, Siviero P, Bozanic A, Noale M, Veronese N, Maggi S. The Effect of Adherence to the Mediterranean Diet on Late-Life Cognitive Disorders: A Systematic Review. J Am Med Dir Assoc. 2020 Oct;21(10):1402-1409.
  4. Trichopoulou A, Costacou T, Bamia C, Trichopoulos D. Adherence to a Mediterranean diet and survival in a Greek population. N Engl J Med. 2003 Jun 26;348(26):2599-608.
  5. Martínez-Lapiscina EH, Clavero P, Toledo E, et al. Virgin olive oil supplementation and long-term cognition: The PREDIMED-NAVARRA randomized, trial. J Nutr Health Aging 2013;17:544e552.
  6. Scarmeas N, Stern Y, Mayeux R, et al. Mediterranean diet and mild cognitive impairment. Arch Neurol 2009;66:216e225.