La storia della Dieta Mediterranea

L’olivo

Ancora prima della comparsa dell’uomo era presente l’olivo nelle zone del Mediterraneo, come testimoniano le tracce fossili di olivo spontaneo. Questa pianta ha poi conquistato un valore non solo nutritivo ma anche culturale nella vita dei popoli mediterranei: basti pensare all’ulivo come simbolo di pace nelle Sacre Scritture, e come simbolo di vittoria ed essenza divina nella cultura della Magna Grecia.
La coltivazione dell’olivo comincia in Siria e a Creta, e viene diffusa dai Fenici su tutte le coste del Mediterraneo, dall’Africa al Sud Europa. I Greci poi rendono popolare la coltivazione, e i Romani la integrano totalmente nel proprio sistema economico. L’olivo, durante l’egemonia romana, viene coltivato in tutti i territori conquistati, e i romani perfezionano anche gli strumenti utilizzati per la spremitura delle olive e le tecniche di conservazione dell’olio.
L’olio viene usato per cosmesi, medicina e illuminazione, ma soprattutto in cucina. L’olivo diventa così importante nella cultura mediterranea che i limiti settentrionali e occidentali della coltura (dal 30° al 45° parallelo nord) definiscono la “regione mediterranea”.

I cereali

Già 10.000 anni fa il frumento rappresentava un alimento fondamentale delle tribù di cacciatori-raccoglitori in Medioriente. Date le potenzialità di questa pianta, ai primi esperimenti con la coltivazione di essa seguì naturalmente la creazione di villaggi stanziali e l’inizio dell’agricoltura. Oggi il frumento è uno dei cereali più usati nell’alimentazione moderna.
Il Mais invece fu scoperto dalle spedizioni di Colombo nel Nuovo Mondo iniziate nel 1492, e si diffuse rapidamente un tutto il mondo. Il Mais, grazie alla alta produttività delle piante e all’importante apporto di proteine, è diventando una delle coltivazioni più importanti in diverse regioni, e una delle fonti primarie di energia per le popolazioni più povere. Oggi i derivati di frumento e mais come pane e pasta sono parte integrante della Dieta Mediterranea.
Frutta e Verdura
Il pomodoro e la patata ricoprono un ruolo particolare nella Dieta Mediterranea. Varietà primitive di patata vengono coltivata già 5.000 anni fa da popolazioni delle Ande, catena montuosa del Sud America, che ne migliorano il gusto ed eliminano la tossicità. La patata viene poi introdotta in Europa verso la metà del 1500. Il pomodoro è anch’esso originario delle Ande e giunge in Europa all’inizio del sedicesimo secolo dopo le spedizioni di Colombo.
Tra i frutti più caratteristici della Dieta Mediterranea vi sono il limone e l’arancio. Il limone, originario dell’India, era già presente in Italia nel II secolo dopo Cristo, ma la coltivazione su larga scala venne diffusa dagli Arabi nel bacino del Mediterraneo tra il 1100 e il 1200. L’arancio invece ha origine in Cina, Indocina e Sud Est asiatico, ma si diffuse nel bacino del Mediterraneo già in tempi remoti, per poi venire introdotto in America da Cristoforo Colombo.
La mandorla, altro elemento cardine della Dieta Mediterranea, proviene dall’Asia Minore, e da lì si diffonde in tutto il Mediterraneo già in tempi antichi, essendo naturale compagni dell’olivo nelle coltivazioni. Mandorle e noci erano parte dell’alimentazione di egiziani, greci e romani, ed è l’imperatore franco Carlo Magno che contribuisce alla diffusione delle mandorle in tutta Europa, promuovendone le qualità nutrizionali, stimolanti e curative.

Il Vino

Il potere curativo del vino era già stimato da Ippocrate nel IV secolo avanti Cristo, e dai Romani. Il vino veniva indicato come bevanda nutriente, antipiretica, purgante e diuretica oltre che come unguento per curare le ferite. Mentre nella modernità sono stati riconosciuti gli effetti nocivi del vino, già nel 1987 un articolo scientifico pubblicato da Richard documenta il “paradosso Francese”, vale a dire la correlazione negativa tra mortalità legata alla coronaropatia e alto consumo di vino rosso che si verifica in Francia.
Dalla dieta dei popoli mediterranei alla Dieta Mediterranea
Lorenzo Piroddi (1911 – 1999), studioso ligure attivo dalla prima metà del ‘900, studiò la connessione tra abitudini alimentari e malattie del ricambio, e fu uno dei primi nutrizionisti ad elaborare una dieta per i suoi pazienti che limitava il consumo di grassi animali e privilegiava quelli vegetali. Piroddi studiò Il potenziale curativo di una dieta con tali caratteristiche, gettando le basi per il riconoscimento di una Dieta Mediterranea come insieme di abitudini alimentari a sé stanti.
Ma fu Ancel Keys (1904 – 2004), biologo e fisiologo statunitense, grazie ai suoi studi sulle abitudini alimentari delle popolazioni dell’Italia meridionale, che fissò nell’immaginario collettivo la locuzione Dieta Mediterranea, dandole dignità scientifica e culturale. Keys approfondì in particolare la relazione fra l’alimentazione e le malattie cardiovascolari, e durante la sua residenza a Pioppi, frazione di Pollica, comune del Cilento, studiò sul campo gli effetti benefici della dieta locale sulla salute della popolazione.
Gli studi di Keys evidenziano come il mix di abitudini alimentari della popolazione locale potesse essere codificato appunto come Dieta Mediterranea, avendo caratteristiche simili alle diete degli altri popoli mediterranei, ma soprattutto Keys concluse che tali abitudini avevano un effetto benefico sulla salute assente in altre diete regionali del mondo occidentale.